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July 17 Menfi secondo comune d’Italia per riduzione di assenze per malattia.
Menfi è il secondo comune in Italia per riduzione di assenze per malattia. Lo segnala la rilevazione statistica delle assenze per malattia nel mese di maggio, effettuata dal Ministero per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione in collaborazione con l'Istat, evidenziando casi di riduzione particolarmente importanti. La provincia in cui si registrano le diminuzioni più sensibili dovute al cosiddetto “effetto Brunetta” è proprio quella di Agrigento (-92,1%) e tra i Comuni con 100-499 dipendenti spicca il secondo posto nazionale di Menfi (-90,6%). Tutti i dettagli al seguente link del Ministero: http://www.innovazionepa.it/ministro/salastampa/notizie/6476.htm). “Siamo particolarmente compiaciuti che la macchina comunale diventi ogni giorno più efficiente - dice il sindaco Michele Botta –. È nostro intento sin dall’inizio, infatti, rivisitare la macchina burocratica del Comune, ricorrendo alla meritocrazia quale metodo per l’assegnazione delle responsabilità, misurando e gratificando la produttività anche in rapporto ai tempi di risposte celeri alle istanze dei cittadini”. E intanto, proprio in questi giorni, la nuova Giunta ha approvato la nuova pianta organica che ridisegna la distribuzione e gli uffici del comune di Menfi. June 26
E’ sempre bene sapere di cosa si parla.
Benchè i soliti noti lo vogliano già chiuso con una condanna che accerti la corruzione tra Berlusconi e l’avvocato Mills, sono molti i motivi per credere che questo processo possa invece finire con una assoluzione piena e che metta in luce l’ennesimo tentativo compiuto da una certa magistratura di usare lo strumento giudiziario per colpire il potere politico avverso.
Veniamo ai fatti.
Il processo che si sta celebrando a Milano contro Silvio Berlusconi e l’avvocato inglese David Mills ruota intorno a 600 mila dollari. Chi fornì all’avvocato quella somma? L’accusa - guidata da Fabio De Pasquale - ha sostenuto che quella cifra fu sborsata “da Carlo Bernasconi, a seguito di disposizioni di Berlusconi” per ricompensare Mills. Il quale avrebbe taciuto ciò che sapeva su tutta una serie di traffici societari e valutari deponendo come testimone nelle inchieste All Iberian e Fininvest B Group. Mills, in una lettera privata finita poi ai magistrati di Milano tramite il Serious fraud office, scriveva di aver ricevuto alla fine del ‘99 da “una persona collegata all’organizzazione B” un pagamento da considerare come “un prestito a lungo termine o un regalo”. A verbale, sempre Mills, fece scrivere: “Carlo Bernasconi mi disse che Silvio Berlusconi, a titolo di riconoscenza per il modo in cui io ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro”. I famosi 600 mila dollari. Il Cavaliere, intanto, aveva già fatto sapere ai magistrati di non conoscere l’avvocato e di non avere alcuna notizia sul versamento. I suoi avvocati nello stesso tempo avevano chiesto alla procura di svolgere alcune rogatorie alle Bahamas per verificare il racconto di Mills. Passano quattro mesi dalla prima versione e l’avvocato inglese si ripresenta ai magistrati di Milano con una memoria di dodici pagine: quei 600 mila dollari gli erano pervenuti da un altro cliente, l’armatore napoletano Diego Attanasio: “Ho 15 documenti probanti, e me ne manca soltanto uno, per stabilire che i 600 mila dollari provenivano da Diego Attanasio”. Ma Attanasio, interrogato dai piemme milanesi, aveva sostenuto che lui quei soldi a Mills non li aveva mai dati: “Io escludo di aver dato ordine, anche indirettamente, a Mees Pierson (banca delle Bahamas utilizzata da Attanasio per la sua società Hadrian trust, ndr) di far rientrare una somma importante… Non ho memoria di una operazione di travaso di fondi da Mees Pierson a un conto presso la banca Cim di Ginevra (quella che veniva utilizzata dall’avvocato Mills, ndr). Faccio presente che intorno alla metà di luglio 1997 io sono stato arrestato per corruzione. Ribadisco…che in quel periodo io ero in stato di detenzione”. I piemme milanesi, che sentirono Attanasio il 22 dicembre 2005 e il primo febbraio 2006, credettero alla sua ricostruzione. In realtà il soggiorno in carcere di Attanasio iniziò il 21 luglio del 1997: arrestato per corruzione, abusi d’ufficio e indebito rimborso di Iva. L’accusa ha sempre preso per buona la sua giustificazione: l’avvocato Mills, di cui egli si fidava, poteva avergli fatto firmare - dice Attanasio - fogli in bianco e con quelli aver falsificato successivamente la corrispondenza con il trust delle Bahamas. Una versione fin troppo suggestiva, secondo la difesa di Berlusconi, che si sarebbe potuta smascherare con poche e semplici verifiche (date della detenzione, autenticità della firma, rendiconti bancari). La magistratura inquirente tenne per buone le spiegazioni di Attanasio e diede il via libera al processo di Milano. Se Attanasio entrò in carcere il 21 luglio, il 17 poteva benissimo aver firmato la lettera con cui incaricava un trust delle Bahamas di trasferire soldi a Mills. E la firma è assolutamente compatibile - a prima vista - con altre sicuramente autentiche. Ma ci sono ulteriori riscontri bancari che starebbero a dimostrare che a dare i 600 mila dollari a Mills fu proprio Attanasio. E questi documenti i legali di Berlusconi sono andati a cercarli alle Bahamas: “Si tratta di un accertamento che avevamo chiesto di fare ai piemme prima di decidere sul rinvio a giudizio. È vero che la procura aveva avviato una rogatoria alle Bahamas, ma non c’entrava nulla con le nostre richieste, e cioè individuare chi avesse fornito il denaro a Mills”, ha sempre sostenuto l’avvocato Niccolò Ghedini, difensore del premier. “Avevamo chiesto che il risultato della rogatoria venisse acquisito prima della richiesta di rinvio a giudizio, convinti dell’innocenza di Berlusconi. Ma la procura di Milano non ha voluto attendere quei pochi giorni che la difesa ha impiegato per trovare i documenti bancari che dimostrano come il denaro pervenuto a Mills non derivi dalla Fininvest”. “Faccio presente che intorno alla metà di luglio del 1997 io sono stato arrestato con una accusa di corruzione e per me è stato un fatto estremamente traumatico. Sono rimasto detenuto per due mesi presso il carcere di Fuorni a Salerno e francamente pensare di dare istruzioni a Mills dal carcere sarebbe stato oltre che quasi impossibile, anche rischioso, perché gli inquirenti di Salerno erano particolarmente interessati alle mie relazioni d’affari con Mills”. E’ quanto sostenne due anni fa Diego Attanasio ai sostituti procuratori Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo che lo ascoltavano in qualità di testimone in relazione al versamento fatto il 23 luglio del 1997 sul conto Cim della banca di Ginevra n. 1001339401 dalla banca Mees Pierson di Nassau, per conto del Trust Hadrian di proprietà dello stesso Attanasio. La testimonianza di Attanasio, per i piemme, confermerebbe la tesi della procura e cioè che David Mills quando sostiene che i 600 mila dollari - che facevano parte di un trasferimento fondi pari a dieci milioni di dollari - gli sarebbero arrivati attraverso il bonifico del Trust Hadrian, dice il falso perché Attanasio non avrebbe potuto “dare istruzioni a Mills” perché in carcere. E’ strano, comunque, che Attanasio non abbia mai chiesto conto al suo avvocato, Mills, di ben dieci milioni di dollari - trasferiti dopo la richiesta, sottoscritta da Attanasio, legalizzata da Mills e rivolta il 17 luglio alla banca di Nassau - se è vero che il suo legale di fiducia, appunto Mills, avrebbe agito senza “ordine dato anche indirettamente”, come ha sostenuto i uno degli interrogatori. Sulle date poi è importante fare chiarezza, cosa che non traspare dagli atti: Attanasio entra in carcere il 21 luglio - e non intorno a metà luglio, come per ben quattro volte ha riferito senza essere contestato dai due sostituti milanesi - e la transazione fra la banca delle Bahamas e quella di Ginevra avviene il 23, con valuta 22 luglio: ma la lettera con la quale autorizza la propria banca a fare il trasferimento dei fondi è del 17 luglio, quattro giorni prima di essere arrestato. Chiunque abbia un conto in banca, in Italia o all’estero, sa bene che fra la richiesta di bonifico e la materiale esecuzione burocratica dell’ordine possono passare giorni e a volte anche settimane; quindi il fatto che il 23 Attanasio fosse in carcere non cambia nulla. D’altro canto a Mills, né Robelo né De Pasquale hanno mai contestato il reato di “abuso di foglio firmato in bianco”. Che è gravissimo se consumato da un avvocato di fiducia. Tanto inistere su Attanasio, per la procura di Milano, sarebbe invece un tentativo della difesa di spostare l’attenzione dei giudici. Dal canto suo uno dei legali di Berlusconi, Niccolò Ghedini, ha ribadito la richiesta di convocare in aula un’altra volta l’imprenditore Attanasio perché fino ad ora “non abbiamo svolto il nostro esame del testimone” ma senza successo. Ma quando tutto sembrava che il processo non si sarebbe potuto celebrare perchè ormai avviato a prescrizione, il pm De Pasquale nel corso dell’udienza del 14 dicembre dello scorso anno modificava improvvisamente il capo di imputazione sostenendo che il reato attribuito ai due imputati era stato commesso non il 2 febbraio del 1998, come contestato fino ad oggi, ma due anni dopo, il 29 febbraio 2000. O meglio, il bonifico sarebbe effettivamente avvenuto nel ‘98, sostiene la procura, ma Mills lo avrebbe utilizzato il 29 febbraio del 2000. Una ‘variazione temporale’ che sposta i termini di prescrizione, inizialmente previsti per il febbraio scorso, tra due anni. Da dire che nel frattempo di questi 600 mila dollari si è occupato anche il fisco inglese coinvolgendo anche l’ex moglie di Mills, l’ex ministro della Sanità del governo Blair, Tessa Jowell. La fiscalità del Regno Unito indagò a lungo sia sull’avvocato sia sui conti della moglie, anche perché avevano estinto un mutuo di 600 mila dollari, ma non ha riscontrato alcuna anomalia, né incassi illeciti.
Per chi invece volesse apprendere i termini della vicenda in altra maniera eccovi la ricostruzione fatta dalla redazione di Matrix con la puntualizzazione finale dell’avvocato Ghedini.
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